Synth-rock emozionale e cantautorato si miscelano in “Mettere ordine”, il nuovo singolo di Marylin Mezzo | EFFE RADIO

Synth-rock emozionale e cantautorato si miscelano in “Mettere ordine”, il nuovo singolo di Marylin Mezzo

Scritto da il 21/04/2022

Dopo l’esordio acustico di “New Wave”, “Mettere ordine” è il primo passo in elettrico del progetto solista di Marylin Mezzo, all’anagrafe Marianna Bottiglieri, cantautrice campano/calabra di stanza in Inghilterra, già membro della band La Syndrome in veste di autrice, cantante e tastierista.

 

Il cantautorato acustico del primo singolo lascia qui spazio ad atmosfere synth-rock fatte di chorus e riff ostinati, che non vogliono però trascurare l’uso della parola.

 

Scritto, arrangiato, suonato e registrato da Marylin Mezzo, “Mettere ordine” si avvalora della collaborazione di Antonio di Pierro (batteria e percussioni), Daniele Zini (basso) e Andrea Castelli (produzione, beat), che si è anche occupato delle fasi di mixing e mastering al CRONO Sound Studio di Vimodrone (MI).

 

“Mettere ordine” è, come molti brani della cantautrice, un flusso di coscienza. Un brainstorming di occasioni e di esperienze che possono differire per ognuno e che vanno riordinate. Una storia di troppe parole che sarebbe potuta suonare più o meno così, per usare le parole della cantautrice:

 

«Una spedizione in Scozia col blocco dello scrittore. Siamo sprezzanti del fumo negli occhi, degli ascolti in Texas, non saremo mai buoni influencer e ridiamo un sacco perché non vorremmo esserlo. Abbiamo preso un’elettrica in saldo, poi la cosa è sfuggita di mano, ne abbiamo tre e passiamo le giornate a guardare i video sui circuiti elettronici, dimenticando quella volta che abbiamo fallito il corso d’ingegneria. Tra i fondi tagliati, l’assenza di live, le carriere bloccate, i progetti andati in fumo e quelli che non importano più perché qualcosa di più grande ha fatto paura e chi ce li ridà indietro questi anni. Poi perdersi comunque nelle assurdità, perché così deve essere, hai voglia di fare i moralisti, non riusciamo neanche ad empatizzare coi vicini di casa, figuriamoci col terzo mondo. O forse è il contrario. E poi esistono i cagacazzi di professione. Li abbiamo visti. L’amore che sta lì, in una dimensione strana che sa di provvisorio ma chissenefrega, bisognerebbe dimenticarselo più spesso e farsi meno paura da soli. E poi arrivano le colline e gli accostamenti di colori a cui non siamo abituati, nell’ennesimo viaggio in macchina che si annuncia liberatorio; e allora vogliamo ascoltare Indie, ma a qualcun altro piace il Blues-rock e il compromesso migliore che si trova è Billy Joel. “But it’s better than drinking alone”. E chissà come stanno quelli che sanno tutto. Noi non sappiamo niente ed è tutto quello che conta quando ci si trova di fronte a questo mare qui. Col cavolo che ci nuotiamo, ma vuoi mettere le camminate alle 5 del mattino per non perderci neanche un minuto dell’alba. Siamo mezzi sbronzi quando capitomboliamo sulla spiaggia, ma che sorriso abbiamo, dai, scattaci una foto, stavolta prendi anche la faccia da culo».

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