DIGMAW, il singolo che sancisce il ritorno di ANNABIT | EFFE RADIO

DIGMAW, il singolo che sancisce il ritorno di ANNABIT

Scritto da il 21/04/2022

DIGMAW è il nuovo singolo di ANNABIT, un’esplosione elettronica di sonorità sintetiche, testi riflessi su vetri spezzati e una voce camaleontica. Nata in collaborazione con la producer Doomguy, la traccia è stata creata interamente nell’etere in una spirale di bit tra Padova e Barcellona. Il sound electro-pop stride totalmente e volutamente con un testo cupo e difficile.

ANNABIT, cantautrice di Padova, ha all’attivo un disco completamente autoprodotto.
Il singolo DIGMAW, che anticipa il nuovo album, uscirà Venerdì 15 Aprile 2022 per Dischi Soviet Studio.

Chi è ANNABIT?
ANNA è un nome palindromo che si può leggere in due direzioni opposte, è un nome che si specchia su se stesso e che si può leggere dalla sua fine.
Il BIT informatico è la decisione tra due soluzioni egualmente possibili, lo 0 o l’1, il nulla o l’unità, il vuoto o la materia, il rumore o il silenzio. Il bit è quel concetto astratto, fragile e impalpabile che è alla base del mondo così come lo conosciamo oggi: conti in banca, dati sensibili, privacy, immagini, messaggi d’amore, musica… tutto è costrutto astratto, tanto quanto la realtà di cui ci pensiamo parte?

Potremo definirci esseri umani in società iper-tecnologiche? L’amore conosciuto finora sarà uguale quando diverrà totalmente cibernetico? Stiamo surfando o stiamo annegando nella cosiddetta società liquida? L’intelligenza artificiale ci supererà anche nella ricerca della felicità?

“C’è una scena in E’ Stata La Mano Di Dio di Sorrentino in cui il silenzio lascia spazio al sibilo di una lastra di marmo che viene posata e al rumore di una chiave in ferro che chiude, a più mandate, un loculo. Un pugno allo stomaco. Ci sono frame di vita che, per quanto si cerchi di coprirli con strati e strati di cianfrusaglie, rimangono incastrati dentro e riaffiorano con un suono, un profumo, una parola o una scena di un film. DIGMAW è un frame tagliente, un urlo viscerale che riaffiora, un mostro al quale bisogna imparare a dare ascolto e poi una forma, per riuscire a contemplarlo a testa alta”.

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