Come prima, peggio di prima! Assegnate le “bandiere” di Legambiente per gli interventi nei territori montani | EFFE RADIO

Come prima, peggio di prima! Assegnate le “bandiere” di Legambiente per gli interventi nei territori montani

Scritto da il 18/07/2020

Nonostante le restrizioni imposte dalla pandemia abbiano ostacolato la normale attività di ricognizione sul territorio e la raccolta di dati e informazioni presso gli uffici pubblici, puntuale, come avviene ormai ad ogni estate a partire dal 2004, Legambiente ha annunciato oggi, in contemporanea nelle sette regioni interessate (dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia), i destinatari delle “bandiere nere” e delle “bandiere verdi” attribuite nell’ambito della sua campagna “Carovana delle Alpi”.

            Nell’edizione di quest’anno quattro sono state le bandiere verdi e quattro le bandiere nere assegnate in Friuli Venezia Giulia, unite da uno stesso tema conduttore – la cura e il rispetto del territorio – ma contraddistinte. come vedremo, da un diverso peso specifico.

            Apparentemente la scelta compiuta è in linea con gli obiettivi perseguiti in queste settimane, attraverso una serie di inserzioni a pagamento che hanno coinvolto anche la stampa nazionale, da PromoTurismo FVG. Oltre a premiare con la bandiera verde alcune amministrazioni locali che si sono distinte per la cura e la manutenzione del loro territorio e per la valorizzazione dei propri aspetti ambientali e culturali (come nel caso dei Comuni di Tramonti di Sotto e di Pinzano al Tagliamento), una rete di imprese che utilizza con metodi ecologicamente sostenibili una essenza particolare come l’abete bianco (Friul Dane) ed il Consorzio delle Valli e Dolomiti Friulane che sostiene piccole iniziative agricole, zootecniche e forestali che mantengono viva la montagna pordenonese, le bandiere nere hanno infatti colpito chi deturpa il paesaggio e impoverisce l’ambiente naturale, togliendo l’acqua ai fiumi, trasformandoli in distese uniformi di ghiaia, cancellando sentieri e mulattiere con inutili e costose strade forestali, deturpando aree storico-monumentali vincolate dalla Soprintendenza: in una parola, banalizzando il territorio montano.

            Il problema è che il soggetto che promuove dal punto di vista turistico una montagna friulana “incontaminata” e il principale responsabile della realizzazione o della autorizzazione di questi interventi devastanti che nei fatti la contraddicono è lo stesso e si chiama Regione Friuli Venezia Giulia!

            I mesi di “sospensione” legati al diffondersi della recente pandemia avrebbero dovuto indurre una riflessione e provocare un diverso atteggiamento nei confronti della natura e di tutto quello di prezioso, e a volte di unico, che ci circonda. Invece, tutto sembra continuare come prima e forse ancora peggio di prima1

            Legambiente, negli scorsi anni, non è stata certo tenera nei confronti delle varie Giunte Regionali, indipendentemente dal loro colore politico, per le politiche attuate verso la montagna. A farne le spese con l’assegnazione di “bandiere nere” sono state sia le Amministrazioni guidate da Illy, che quella di Tondo, Serracchiani e Fedriga. Quello che purtroppo dobbiamo constatare negli ultimi tempi è un aggravamento della situazione. Ad essere privilegiati sembra siano gli interessi “particolari” di singoli soggetti (imprenditori del settore idroelettrico, impegnati nel movimento terra e nella realizzazione di strade forestali,  albergatori che vogliono eseguire ampliamenti in deroga ai piani regolatori comunali, lobbies di motociclisti che scorazzano su sentieri e mulattiere), mentre si perde di vista l’interesse generale. E’ un comportamento miope che rischia di presentare presto un conto salato.

            Viene in mente quanto accaduto negli anni Settanta in un centro turistico delle nostre montagne. Un albergatore, illudendosi di attirare maggiori clienti, aveva inserito nella pubblicità della sua struttura la presenza di campi da tennis e di una piscina, che in realtà non c’erano. Per il primo anno le cose gli andarono anche bene, ma, con il passa parola dei turisti delusi, dall’anno successivo ci fu una sensibile riduzione nell’afflusso e a farne le spese non fu solo la sua struttura, ma l’intera località. Così succede a chi punta tutto sull’apparenza e si dimentica di quanto sia importante la sostanza.


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