Cantautore, regista, scrittore e insegnante, Alfredo Marasti pubblica il suo settimo album in studio, Le Avventure: Canto alle Città Visibili
Scritto da Davide Macor il 21/05/2026
Cantautore, regista, scrittore e insegnante, Alfredo Marasti pubblica il suo settimo album in studio, Le Avventure: Canto alle Città Visibili, su etichetta La Stanza Nascosta Records.
(…) e la chiamano morte ma è libertà
e sarà un po’ di tutte e due, mi sa – canta Marasti nell’adattamento di Closing Time di Leonard Cohen, Ultimo tango, una sorta di riassunto concettuale di un’opera stratificata e complessa intorno all’avventura, nel senso etimologico di cosa che accadrà, e intorno ad una libertà che implica inevitabilmente una privazione, un lutto. Diciture d’ambientazione tipiche delle sceneggiature cinematografiche (Berlino Notte, Venezia giorno) a ricordarci che Marasti è uno col cinema nella testa che sa disegnare le parole dei suoi testi con movimenti di camera ora fluidi ora repentini, oltre che mutuare i suoi personaggi dal cinema e illuminarli di una luce inedita.Così, i riferimenti ai personaggi di Schnussen, Hermann e Clarissa, in Berlino Notte, derivano dalla saga cinematografica “Heimat” di Edgar Reitz, pietra miliare del nuovo cinema tedesco. Per Hermann Simon, pianista virtuoso e ribelle nella Monaco sessantottina, la dolce Schnussen rappresenta il matrimonio e la vita quotidiana, orizzonti rassicuranti ma chiusi, mentre Clarissa, cantante e violoncellista, vero grande amore di Hermann, incarna l’arte, con tutta la sua imprevedibilità e libertà.
Venezia Giorno è insieme, piena di acredine e di amore, guccinianamente dubitativa nel finale: Buona vita
mia purtroppo impossibile amica
Chi lo sa se la barca ha da andar finché va
Chi lo sa chi di noi lo riscoprirà prima
che è sempre a Venezia che un giorno si va.
Degna di nota, su tutte, Maltese, autoritratto coraggioso di un cantautore insofferente alla logiche di mercato, con un testo (anche questo) che naviga, è il caso di dirlo, tra l’irrisione e l’antologia letteraria:
Non era D’Annunzio, non era De André
studiava e beveva un po’ troppo caffé
strarotto di cabale e muse in tournée
Malgrado le Eumenidi, il Premio De André
chi tra un viaggio e l’altro si stanca di te
perdute Ferrara, Londra, Atlantide…
Lo vidi che partiva con la mappa segnata invano
in equilibrio sulla prospettiva, come il gabbiano
e s’innalzava senza il peso più del torto e della ragione
per rimanere in volo senza meta, né direzione…
Da meditare Il lavoro, che sembra riecheggiare la famigerata frase sui nostri amici artisti, che ci fanno divertire:
E il lavoro andrebbe anche pagato
altrimenti si chiama sfruttamento;
spiegatelo ai gestori di tutti quei locali
che ti fan suonare per divertimento
E son minuti, non solo soldi e classe
la stessa del tuo capo dal sorriso spento
che ti telefona mentre stai cenando
come un orco che ti divora il tempo
un orco che cena col tuo tempo.
Un album, Le Avventure- Canto alle città Visibili, che sicuramente non è per tutti. Non è per chi vuole spegnere il cervello, pratica legittima ma pericolosa in tempi di generale ADHD; non è per chi vuole la sperimentazione sonora a tutti costi; non è per chi odia il citazionismo e l’autocitazionismo; non è per chi detesta i cartoni animati e la filosofia; non è- infine- per chi non sa accogliere l’invito di Pavese, cui invece Marasti sembra avere pienamente aderito: Si faccia una vita interiore di affetti, di studio, d’interessi umani che non siano soltanto di «arrivare», ma di «essere».


