Bullum, il primo EP dei Manifesti | EFFE RADIO

Bullum, il primo EP dei Manifesti

Scritto da il 19/04/2026

Tutto molto carino, ma come mai hanno chiamato il disco “BULLUM”? Come dice Timon a Pumbaa,
dobbiamo partire da prima dell’inizio. Reddino e Ottolino andavano a scuola insieme. C’erano con loro un
sacco di personaggi bizzarri: alcuni hanno incrociato le loro vite e sono rimasti, tipo Goldneck che è stato
un manifestino della prima ora, oppure Smegma che si è seduto sul palco durante “Filastrocca”; altri invece
sono spariti subito, tipo Minimomi che dicono faccia il modello, oppure Milano. Di lui si dice che sia morto,
baggianate, per noi è ancora in circolazione (no, è morto).
Reddino era un nanetto che ascoltava cose molto premature, tipo gli Alice in Chains, ma soprattutto banalità
da adolescente che lo portavano a conciarsi come i peggio emo anni 2000 e a credere che il sesso anale
portasse alla procreazione. Ottolino era invece un giovane ma possente sabbipode, tifava il Milan, reputava
gli Avenged Sevenfold la sua famiglia e veniva da Villanova, la terra delle meraviglie. Erano molto caldi e pronti
ad esplodere, mancava solo la scintilla ed ecco che sul traghetto Grecia-Italia, “In My Remains” dei Linkin
Park presenta lui, Piripi, la leggenda prima della leggenda, quando le droghe non avevano ancora riempito le
sue sinapsi e i viaggi in Montenegro erano ancora fantasia.
I Negativo27 erano loro tre. 27 perché 12 x 2 fa 24 e +3 fa 27, era giusto così. Con l’aiuto di Isaac, Goldneck,
Uomo Civetta e Spaghetti Incident, hanno portato dal vivo cover memorabili (“21 Guns” ma senza basso,
“Sweet Child O’ Mine” rappata) e inediti fenomenali (“Easy Girl”, che era pop punk e “(I Look Like) A
Rockstar in My Mirror”, un disastro di canzone). Hanno raggelato la setta del Duomo, il Largo Lanza, e poi
fine. Ottolino ha deciso di vendere l’anima a Mike Portnoy e al Torino, qualcosa di inconciliabile con Reddino.

Mentre Ottolino ha fatto carriera nel mondo progressivo, Reddino ha militato in una serie di progetti tutti
diversi. Quando i musicisti hanno cominciato a morirgli intorno come le mosche, ha capito che cantare
portava sfiga e quindi si è spostato alla batteria. La Irisband è diventata la sua nuova casa, abitata da Capryno,
Albi il pollo, il Mountain, un ancora capelluto e da svezzare Bullumino. Anche qui, cover a valanga e inediti
discretamente validi. A Trino si racconta ancora di quella volta che Reddino aveva previsto l’attacco anticipato
del Mountain su “Steady, As She Goes”, ormai abituato alla sua mancanza di studio (il testo di “Boys Don’t
Cry” esiste davvero?).
Il Mountain ha finito per instaurare un regime distopico in cui la Irisband erano i nuovi Led Zeppelin. La
Irisband ha lasciato a piedi il nuovo Robert Plant, da quel momento trasformatosi nel Merdain. Reddino ha
preso sotto la sua ala il povero piccolo Bullumino e insieme hanno scoperto il rock italiano, dagli Afterhours
fino ai Malmemore. Questa nuova linfa artistica ha permesso ai due di raggiungere le nuove forme di Red e
Bullum. Hanno ritrovato il batterista granata, anche lui cresciuto e divenuto Otto, e hanno cominciato a
fare cose insieme.
La maledizione di Red cantante sembrava sparita, ma comunque una certa sfiga non se ne andava. Nonostante
la breve ma intensa esperienza con Goldneck e una seconda chance rivelatasi inutile con Piripi, il trio non
trovava un quarto. È qui che arriva Nigel, che prima era Nigelino. Nigelino suonava il basso in gruppi molto
violenti e metallari, e giocava a menarsi in accappatoio con un amico comune degli altri tre, anch’egli molto
violento e metallaro. Prima catturato nei Drug of Choice – tributo grunge dove Red e Otto ricordavano
quant’era bella la musica scritta dai tossici –, Nigelino ha deciso di unirsi al trio e ha costituito il quartetto.
Importante precisare che, per via dell’età, prima di diventare Nigel ha subito alcuni step intermedi, tipo
ValerioNigelValerio, ValeryNigelValerio e ValeryTransValeryValerio (quest’ultimo non canonico).
La storia dei manifestini è ancora in corso, quindi non la possiamo narrare come si deve. Però, per quanto
riguarda il nome, Fabrizio detto Orecchie aveva fatto vedere a un quindicenne Red una YTP bellissima
con Pino Insegno. Se la fortuna esiste, è ancora online da qualche parte.

Dopo aver letto la preistoria dei manifestini, è legittimo chiedere qualche delucidazione su questo benedetto
EP. Molto bene: “BULLUM” esce il 28 novembre ed è il frutto di 3 anni di lavoro da parte dei Manifesti,
che sono Nigel, Otto, Red e Bullum (mai e poi mai da confondere con Don BULLUM).
Tutta la musica presente è stata scritta dai quattro manifestini, con l’eccezione di “Mercoledì” che è di Robert
Smith; gli arrangiamenti sono manifestini e di Luca Bossi; i testi sono di Red.
La produzione vede i seguenti ruoli molto specifici: Luca Bossi (@luca_bossy) ha prodotto, registrato e
mixato; Andrea De Bernardi (@elevenmastering) ha masterizzato; Don BULLUM, in quanto
filantropo e uomo d’onore, ha finanziato; Rinascimento Collettivo (@rinascimento_collettivo) e
Altafonte Italia (@altafonteitalia) hanno pubblicato.
La copertina dell’EP è di Andrea Kabo (@andrea_kabo), le mani sono di Stefano.
I contenutini nello specifico sono:
1. Ballata in Fa (Sospeso) – Quale modo migliore di partire se non attraverso un flam di Otto sul rullante?
“In realtà volevamo inserire come intro la sigla di Reazione A Catena, ma poi è tornato a condurre Pino Insegno e
quindi non faceva più ridere.” La ballata manifestina è un delirio gore, antifascista e rumorista. Sembrano
tutti paroloni, ma ascoltare per credere.
2. Piripi, Agente del Caos – Ma perché scrivere un brano che parla male di un ex componente? “Perché
non ne parla male, racconta solo la verità. E infatti anche a lui è piaciuta!” L’anima punk dei manifestini qui si
mischia alla psichedelia e i toni si fanno ancora più ironici durante la narrazione di questo curioso amico.
Chi lo conosce, lo odia e lo ama al tempo stesso. Chi non lo conosce…è impossibile, perché tutti hanno un
Piripi nella loro vita.
3. Vannacci Pride – È lui o non è lui? I manifestini sono pur sempre giovani e al passo coi tempi; quindi,
hanno abbracciato la tendenza del multiverso e creato il loro MCU (Manifesti Cum Universe), in cui un dottore
rassicura il Vanna riguardo un tremendo malanno di nome Amore. Strofe quasi progressive, un finale lo-fi e
“il ritornello più bello che Bullum scriverà mai in vita sua”.
4. Filastrocca – Alcuni se la ricordano per l’esperimento di Onlyfans, altri se la sono già dimenticata. Chi
l’ha sentita dal vivo, però, difficilmente si è scordato della pistola inseminante di Red e delle ambigue macchie
che lascia. Tanti bei paroloni, ma alla fine questa favoletta parla di un uomo che ha un orgasmo, sfreccia sul
suo furgoncino punk da lattaio, e ha un altro orgasmo.
5. La Sindrome – Tutti trattano il tema del femminicidio e piangono le vittime, ma nessuno che propone
soluzioni concrete. Un punto di vista diverso forse potrebbe aiutare il dibattito? La salute mentale è al centro
del lentino manifestino e il tentativo è quello di accendere riflessioni su quanto sia stigmatizzato il tema
della psicologia in questo Paese. Momenti melodici arricchiti da dettagli noise, a sottolineare il disagio
che spesso si nasconde in ognuno di noi. “Abbiamo fatto gli scemi in tutto l’EP, una canzone seria ve la
meritavate”
6. Estætica – Un dittongo latino ha quasi separato i manifestini, ma alla fine eccolo qua. L’EP si conclude
con l’estetica e l’estatica manifestine, che per non farsi mancare nulla aggiungono al piatto: uno skit etnico,
uno degli alieni di Mars Attacks! nell’intro e una dose assolutamente futile ma deliziosa di metal. “Se
siete persone facilmente suscettibili o che odiano il turpiloquio, ascoltate fino alla fine. Se vi ritenete insoddisfatti lo
stesso, prendetevela con Don BULLUM, il disco l’ha pagato lui”

6+1. Mercoledì (SOLO CD) – Le tracce bonus appartengono ad un’altra epoca, ma del resto Nigel andava
a scuola con Fred Buscaglione e ha la nostalgia di quando i CD te li tiravano dietro. L’idea di vendere più copie
stuzzicava i manifestini e l’onere è ricaduto su “Close to Me” de’ The Cure: scrittura e arrangiamento sono
rimasti pressoché invariati, con la differenza che la produzione elettronica anni ’80 lascia il posto a quella
punk analogica, e il testo è stato riscritto in italiano. “Siamo stati molto rispettosi, anche perché stavamo
toccando una band leggendaria. Anche nel testo, che è la componente totalmente cambiata, abbiamo cercato di
mantenere lo stesso significato, cioè l’esternazione di un’ansia che attanaglia”
Tante volte gli artisti emergenti cercano di spingere sé stessi con la formula FFO, ovvero For Fans Of, dando
per scontato che, se si ama una sorgente, si amano anche le sue derivazioni. Se occorresse utilizzare la stessa
formula con i manifestini, si potrebbe dire FFO: BULLUM.

BIOGRAFIA E ALTRE COSINE

A una certa, 4 manifestini si sono uniti e
hanno scritto un po’ di musica. La passione
c’era, il divertimento era elevato, sembrava
tutto abbastanza figo. Mancava solo
l’ingrediente principale: il grano.
Poi si sono imbattuti, per caso o forse no, in
Don BULLUM: un po’ Michael Scott, un po’
Zio Paperone, un po’ Alessio. Insomma, il
grano lo ha messo lui e ora i 4 manifestini si
ritrovano con un disco in mano e un debito
allucinante. Ce la faranno i nostri eroi? Che
siano conciati da fiera del fumetto o da
newyorkesi anni ‘70, il motto è sempre uno
solo: “L’intesa vince!”
Foto di: Simone Cossu (@key_pov)

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