Zone rosse: Zanon (ProgFvg/Ar), rivedere parametri chiusura Comuni Fvg | EFFE RADIO

Zone rosse: Zanon (ProgFvg/Ar), rivedere parametri chiusura Comuni Fvg

Scritto da il 22/11/2020

“Abbiamo appreso dalla stampa locale
che alcuni piccoli Comuni della nostra Regione potrebbero venire
classificati zone rosse. Si premette che assumere un
atteggiamento prudenziale e in certi casi rigoroso, per
circoscrivere i focolai al fine di contenere l’aumento dei
contagi, è doveroso quanto condivisibile. Entrando però nel
merito dell’ipotizzato provvedimento, si intende esprimere alcune
considerazioni”.
Lo fa sapere il consigliere regionale Emanuele Zanon (Progetto
Fvg/Ar) con una nota in merito.
“Anzitutto – riflette dunque Zanon -, sentiti alcuni
amministratori dei Comuni indicati come maggiormente esposti, si
è appurato che questi hanno accolto la notizia del possibile
passaggio da zona arancione a zona rossa esclusivamente dagli
organi di stampa e non da quelli istituzionali preposti. Questo è
un evidente sintomo di scollamento tra organi decisionali
regionali e i sindaci, tenuto conto, peraltro, che questi ultimi
sono i responsabili in materia di igiene e sanità pubblica dei
loro comuni. Per quanto riguarda il criterio prescelto dagli
esperti regionali per individuare i Comuni maggiormente a
rischio, pare si sia assunto esclusivamente il rapporto tra i
casi positivi e la popolazione residente. Si ritiene che tale
unico parametro sia riduttivo e a volte fuorviante”.
“Ci sono paesi, come ad esempio Cavasso Nuovo – riporta ancora il
consigliere di Maggioranza -, nel cui territorio ricade una casa
di riposo per anziani o, come Tolmezzo, in cui vi è anche il
carcere, in cui i casi di contagi, anche se fortunatamente quasi
sempre asintomatici, sono effettivamente più elevati. Si tratta
però di strutture chiuse, protette, completamente indipendenti
rispetto al resto del paese e quindi non correlate con la
popolazione residente”.
“Anche il personale che vi opera, nella maggior parte dei casi
non risiede nel Comune in cui vi è la struttura. Pertanto, se si
scorporano dalla sommatoria i numeri dei contagiati presenti
all’interno di queste strutture chiuse e protette, questi Comuni
presenterebbero casi di positività nella popolazione addirittura
inferiori alla media di altri paesi. Si dovrebbe oltretutto
contestualizzare la casistica – aggiunge Zanon -, tenendo conto
della densità abitativa dei territori e delle possibili occasioni
di contaminazione che si potrebbero venire a creare”.
“Com’è noto, nei piccoli Comuni montani, come quasi tutti quelli
indicati dalle prime ufficiose informazioni, non vi sono
condomini, centri storici, centri direzionali, autobus di linea
urbana, luoghi di aggregazione o di particolare flusso di
persone, grandi negozi o mercati. Anzi, spesso, il loro tessuto
abitativo è costituito da frazioni e borghi, immersi in ampie
zone poco frequentate, verdi o boschive. Peraltro – prosegue
l’esponente di Progetto Fvg/Ar -, tenuto conto che la
trasmissione del virus non si ferma al confine amministrativo tra
un Comune e un altro, porre la zona rossa in un paese ove non vi
sia soluzione di continuità tra il proprio abitato e quello
confinante che rimarrebbe zona arancione, non trova una
spiegazione razionale”.
“Non si comprende quindi quali siano i motivi, suffragati da
analisi oggettive, che inducano ad assumere tale scelta. Tali
considerazioni non vogliono essere un’opposizione a prescindere
all’istituzione della zona rossa, ma si rende necessario
conoscere le reali ragioni che stanno alla base di tale opzione”.
“Oltre a ciò, è soprattutto indispensabile adottare dei
provvedimenti effettivamente efficaci per ridurre i contagi
complessivi della nostra regione affinché non divenga tutta zona
rossa. In Alto Adige, ad esempio, si è optato per i test di
massa, atto propedeutico a una completa mappatura e tracciatura
dei contagi. La preoccupazione – conclude il consigliere di
Centrodestra – è che pur bloccando i piccoli paesi di montagna,
già marginalizzati, i contagi possano comunque proseguire nelle
altre zone, specialmente quelle urbane, più popolose, in cui le
attività e le occasioni di incontro tra le persone sono molto più
assidue e numerose”.


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