Sabato 29 agosto all’Arci Gong di Gorizia Anatemah in concerto | EFFE RADIO

Sabato 29 agosto all’Arci Gong di Gorizia Anatemah in concerto

Scritto da il 27/08/2026

Un suono che non si limita a essere ascoltato, ma che chiede di essere attraversato. Un viaggio tra jazz contemporaneo, improvvisazione, elettronica e ricerca timbrica, dove la musica diventa materia viva, capace di deformarsi, respirare e sorprendere.

È quello che accadrà sabato 29 agosto alle ore 21.00 al Circolo ARCI Gong di Gorizia, con il concerto di Anatemah, il progetto nato nel 2023 dall’incontro tra Alessandro Fedrigo (basso elettrico), Michele Tedesco (tromba) e Gian Ranieri Bertoncini (batteria ed elettronica).

L’appuntamento nasce dalla collaborazione tra Slou Società Cooperativa, con la sua rassegna Estensioni Jazz Club Diffuso, diretta da Luca dAgostino, e il Circolo ARCI Gong di Gorizia, resa possibile grazie al sostegno del bando Nuovo IMAIE Promozione Progetti Discografici dal vivo per lanno 2025-2026”.

Anathemah si colloca su una sottile linea di confine: da una parte la scrittura, dall’altra la libertà dell’improvvisazione; da una parte il suono acustico, dall’altra la sua trasformazione elettronica. È proprio in questa tensione che il trio costruisce un linguaggio personale, radicale ma mai autoreferenziale, capace di conservare una forte dimensione comunicativa.

La loro è una musica che non cerca risposte immediate. Costruisce piuttosto paesaggi sonori in cui identità, ascolto e relazione diventano materia musicale, attraverso un’estetica che il trio definisce come “surrealismo quotidiano”: la realtà viene trasfigurata attraverso l’onirico e il paradosso, per osservare il presente da angolazioni inattese e raccontare, attraverso il suono, l’esperienza dell’uomo contemporaneo.

Al centro della serata ci sarà la presentazione di “Sambèło da ròcoło”, il nuovo album pubblicato da nusica.org, un lavoro che affonda le proprie radici nel dialetto veneto, assunto come lingua viva, istintiva, concreta e profondamente simbolica.

Il “sambèło” è una figura ambigua: è l’uccello che attira con il proprio canto, ma è anche la metafora dell’ingenuo, dello “zimbello”. Un’immagine apparentemente semplice che diventa la chiave poetica dell’intero progetto: un richiamo sonoro rivolto alluomo contemporaneo, spesso sedotto e intrappolato da meccanismi sociali, linguistici e narrativi automatici.

Ed è proprio nel passaggio dal disco al palco che Anatemah trova una delle sue dimensioni più autentiche. I brani di “Sambèło da ròcoło” nel live non vengono semplicemente riproposti, ma si trasformano. La materia musicale si dilata, si deforma, prende direzioni impreviste. Il suono diventa relazione e il concerto si trasforma in un’esperienza condivisa.

Il palco diventa così una sorta di spazio rituale, dove musicisti e pubblico sono chiamati a stare dentro il suono, senza percorsi prestabiliti. Qui il jazz torna alla sua natura più libera: presenza, ascolto, rischio, possibilità.

Una serata, dunque, per chi cerca nella musica non soltanto intrattenimento, ma la possibilità di perdersi — almeno per un momento — dentro qualcosa di imprevedibile.

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